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U.S.A:”In Italia Polizia Violenta”

Gli inventori di Guantanamo e delle prigioni segrete in Iraq e Afghanistan, nonché autori di innumerevoli assassinii tra i civili con l’utilizzo dei droni in Pakistan, Yemen e Somalia, hanno pensato bene di stilare un dossier sui diritti umani, prendendo in esame quasi tutti i Paesi del Mondo. Il report è stato redatto dal governo statunitense e presentato due giorni fa dal Segretario di Stato Jonh Kerry, che in una lunga lettera ha precisato che è interesse degli Usa “promuovere i diritti universali di tutte le persone. I Paesi che rispettano i diritti umani sono i più pacifici e prosperosi”, mentre quelli che minacciano la pace regionale e mondiale “dall’Iran alla Corea del Nord vedono i loro cittadini intrappolati nelle privazioni economiche”. Potremo disquisire per ore sulla responsabilità diretta degli Stati Uniti nella violazione dei diritti umani, delle guerre e delle ingerenze degli Usa negli affari esteri, ma ci concentreremo sulle considerazioni del governo Usa su due dei paesi presi in esame dal dossier: Italia e Cina.

Per quanto riguarda il nostro, secondo il governo americano i “principali problemi risiedono nelle condizioni dei detenuti, con le carceri sovraffollate, la creazione dei Cie per i migranti, i pregiudizi e l’esclusione sociale di alcune comunità”. Senza dimenticare “l’uso eccessivo della forza da parte della polizia, un sistema giudiziario inefficiente, violenza e molestie sulle donne, lo sfruttamento sessuale dei minori, le aggressioni agli omosessuali, bisessuali e trans e la discriminazione sui luoghi di lavoro sulla base dell’orientamento sessuale”. Al sud, denunciati anche i casi di sfruttamento di lavoratori irregolari. Il prende in esame il caso di Federico Aldrovandi e quello di Marcello Valentino Gomez Cortes, entrambi uccisi a seguito di normali controlli di polizia. Ma si critica anche l’assenza del reato di tortura nel nostro ordinamento giuridico e le violenze che subiscono autori di piccoli reati da parte di  alcuni agenti.  Sotto accusa anche i rimpatri forzati degli immigrati irregolari, oppure la loro detenzione nei centri di identificazione ed espulsione: “Il 24 maggio decine di detenuti in un centro di Roma sono stati coinvolti in una rivolta contro quattro guardie, che hanno utilizzato gas lacrimogeni per impedirne la fuga. L’episodio ha seguito le proteste della settimana precedente nei Cie di Modena e Bologna. Un rapporto del Comitato dei Diritti Umani del Senato ha denunciato la promiscuità tra adulti e minori, il sovraffollamento, i lunghi periodi di detenzione e l’inadeguato accesso di avvocati e mediatori culturali”. Sotto accusa anche le frequenti discriminazioni ai danni dei cittadini romanì: “Le violenze nei confronti di rom, sinti e camminanti rimangono un problema. Durante il 2012 le popolazioni rom sono state sottoposte a discriminazioni da parte di autorità comunali, soprattutto attraverso sgomberi forzati non autorizzati”. Naturalmente il report governativo non tralascia le violenze sulle donne, il femminicidio, l’antisemitismo e il lavoro nero.

Ma a essere stata duramente criticata dal governo statunitense è stata soprattutto la Cina. La sezione dedicata al colosso asiatico è un lungo campionario di accuse, a partire da quelle al Partito Comunista, che detiene tutte le posizioni sia nel governo che negli apparati di sicurezza. Denunciati innumerevoli episodi di repressione e coercizione nei confronti di individui politicamente “sensibili”, con lo scopo – si legge – “di mettere a tacere e intimidire gli attivisti politici, facendo ricorso a sparizioni forzate, detenzioni morbide, arresti domiciliari”. L’obiettivo, ovviamente, è quello di impedire ai cittadini di esprimere opinioni indipendenti. Ma la lista di violazioni è lunga. Citando il rapporto si va dalle uccisioni extragiuziali alle esecuzioni senza processo, fino alle detenzioni segrete, all’utilizzo della tortura per estorcere confessioni”, passando per le più lievi restrizioni delle libertà personali. Tutte tecniche, giova ricordarlo, ampiamente utilizzate anche dagli Stati Uniti negli ultimi anni, come dimostrato da dossier di organizzazioni per i diritti umani o da inchieste giornalistiche indipendenti.

Ma la Cina non è stata a guardare. Tempo 48 ore, è stato preparato un “controdossier”, stavolta dedicato proprio alle violazioni degli Stati Uniti e redatto dall’Ufficio Informazioni del Consiglio di Stato cinese. Sotto accusa il silenzio Usa nei confronti dei propri crimini. Il report afferma che i diritti civili e politici dei cittadini statunitensi sono stati limitati dal governo, soprattutto attraverso la massiccia sorveglianza. “Il congresso degli Stati Uniti ha approvato un disegno di legge che autorizza il governo a condurre intercettazioni senza mandato, violando gravemente le libertà dei cittadini comuni”. Sarebbero 1,7 miliardi le e-mail, telefonate ed altre comunicazioni intercettate e memorizzate, ogni giorno. Sotto accusa anche le violazioni della polizia e le violenze, in aumento, che vedono vittime le donne. Naturalmente il dossier cinese riporta meticolosamente le azioni militari che hanno prodotto vittime civili, specialmente in Afghanistan, mentre non si sorvola sui crimini causati dalle armi da fuoco. “I cittadini americani sono i più armati del mondo: secondo un rapporto della Cnn del luglio scorso, sarebbero 270 milioni le armi in mano dei civili in Usa. Più di 30mila decessi nel 2010 sono stati causati da armi da fuoco nel 2010. Il governo, però, ha fatto ben poco per riparare a questa piaga”. Ma il dossier è assai completo e comprende anche l’incremento dei poveri, gli abusi nella popolazione carceraria e le discriminazioni razziali.